Estrazione ed utilizzo del travertino dalle origini ai nostri giorni.

 Quando gli etruschi colonizzarono la vasta campagna di Siena scelsero, per uno dei loro insediamenti urbani, quella particolare zona detta di Montalceto, perché facilmente difendibile e in grado, poi, di fornire loro ottima argilla necessaria alla produzione di vasi e mattoni da utilizzare per la costruzione degli edifici. Nello spazio di pochi chilometri inoltre vi erano numerose serre di acqua potabile e sorgenti termali che, abbondantissime, avevano formato nei millenni poderosi giacimenti di travertino dai quali, nei secoli successivi, sarebbe stato estratto gran parte del materiale usato prima in Toscana e poi in tutto il mondo.La presenza di questo giacimento fu decisiva perché gli etruschi nella scelta dei luoghi guardavano soprattutto ai terreni e ai materiali adatti per le loro necropoli. Come certe località erano state preferite per la presenza di tufo vulcanico, pietra fetida, nenfo o alabastro, così in questo caso la scelta fu dettata dalla possibilità di utilizzare il giacimento di travertino, che diventò esso stesso la necropoli delle piccole città etrusche qui erette. Io strato superficiale, infatti, tenero e sconnesso, forniva materiale facile a lavorarsi anche con strumenti rudimentali e vi si potevano scavare camere e modesti locali dove deporre urne cinerarie e oggetti del corredo funebre. Sarcofagi e urne di particolare pregio scolpite in travertino, a riprova delle possibilità plastiche di questa pietra, sono state rinvenute all’interno di alcune tombe a tumulo.In età romana il travertino locale fu usato per edifici di pubblica utilità, nell’alto Medio Evo per fortezze e chiese; in età comunale, in sintonia con il nuovo gusto gotico, si unì al mattone rosso con sorprendenti effetti coloristici, nei Rinascimento e in età barocca fu ancora protagonista in architettura e scultura. Nel XVIII secolo Siena raggiunse una specializzazione nel settore del travertino che si accentuò nel secolo successivo. Con l’Unità d’Italia si ebbe un grande sviluppo e quindi un forte aumento delle richieste di pietra. La manodopera delle cave e dei laboratori non era più sufficiente e ne fu reclutata altra abbondante nelle campagne. Dai registri anagrafici della fine dell’Ottocento si osserva infatti che le famiglie contadine furono assorbite dal paese e sostituite in gran parte da coloni giunti dai contadi vicini o addirittura dalla Valdichiana. Si assiste cosi, attraverso un lento processo di evoluzione tecnico-finanziaria costellato di errori, fallimenti, ma anche di iniziative e successi, alla trasformazione delle piccole aziende artigiane in modemi complessi industriali, sempre meglio attrezzati. Dagli inizi del Novecento fino agli anni ‘40 vengono brillantemente portati a termine, interamente con maestranze del posto, lavori colossali del quali ricordiamo la facciata di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, interventi nel centro storico di Genova, il Palazzo della Società delle Nazioni di Ginevra e la stazione di Milano. Con il secondo dopoguerra l’avvento di un’economia di mercato, la creazione del MEC, gli ottimi rapporti economici e politici con gli USA trasformarono l’industria nazionale in una attività basata prevalentemente sull’esportazione. Con l’affermarsi di un gusto meno provinciale e più cosmopolita, cioè meno legato ai moduli del classicismo, molti architetti capirono che questo materiale dalla struttura maschia era per certi aspetti e in molti casi il più adatto ad esprimere particolari valori architettonici. Così a partire dagli anni ‘50 e ‘60 la produzione crebbe a dismisura ed il materiale fu esportato in tutto il mondo.  

 

Tratto da: "Il travertino di Siena" - Sandro Rossolini - Enzo Lecchini  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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